Senza santi in paradiso scriviamo quello che pensiamo… anche a proposito di santi stellati

E’ tempo di canonizzazioni e anche i grandi chef stellati e telepompati scendono audacemente in campo e ce ne vuole di audacia per mettere la faccia in una campagna così.

Così che riprendo il mio post pubblicato su Brandforum con quasi mille visulizzazioni, pubblicandolo in versione originale e aggiornata.

Audacia, ardimento e anche un po’ di faccia di bronzo; l’ideale per trafilare la pasta di Gragnano; un po’ meno per testimoniare coerenza e onestà intellettuale.

Parola di ex chef. Anche se sono passati gli oltre trent’anni anche io ho cotto i miei zebedei in incontri ravvicinati con una cucina Stefano PO.

Erano i tempi in cui lo chef de partie stava appollaiato sul trespolo, tipo arbitro di tennis; in una mano il coltello e nell’altra il fiasco di Chianti e quando sbagliavi volavano coltelli e insulti al gallo nero. A quei tempi che certamente non rimpiango, gli chef avevano solo la stella da sceriffo e la cucina era un vero e proprio ok korral ma non avevano di certo il tempo e la forza per guardare la televisione; figuriamoci per farla. I miei amici di passione, allora, erano Veronelli padre, Gertosio il papà del Montblanc, Gianni Gallo; il miglior Dolcetto di Dogliani e incisore sopraffino; Cesare Bardini di Agrimontana, quando era ancora del tutto green. Uno dei nostri chef preferiti era Cesare Giaccone e i veri artisti come lui che si facevano rispettare nel mondo per la bontà e la bellezza che ti mettevano nel piatto. Dopo questa premessa, solo per comunicare che conosco quello di cui parlo per essermici cotto le parti basse in buona parte delle mie giovanili stagioni estive.

Anche per questo quando ho visto la campagna di Carlo Cracco per le chips firmate da San Carlo mi sono messo a piangere. Dalla rabbia s’intende. Dopo tutti i discorsi sulla cucina come cultura del territorio e sulla passione per il cibo; dopo tutte le omelie di Carlin Petrini sui valori di “TERRANOSTRA” e sulla filosofia SLOWFOOD. Dopo le intelligenti intuizioni di Oscar Farinetti, papà di Eataly e gran maître à penser del made in buon gusto italiano. Il faccione da gran conquistatore di Carlo Cracco che sponsorizza le patatine e fa pensare a tutto meno che alla buona cucina italiana, passa il segno di ogni sopportazione. Non a caso è diventato target preferito per Crozza e da ieri anche della Litizzetto. Va bene Bastianic con Buitoni; passi anche  l’insalata in busta di Crippa e il tonno in scatola di Cedroni, ma le patatine scrunch scrunch sponsorizzate, firmate e ricettate da Carlo Cracco segnano un altro puto a favore del meretricio pubblicitario. E questo lo dichiaro, da chef e da pubblicitario.

Daltra parte il Santo Carlo dichiara: da Food24 del Sole 24ore

“La nostra collaborazione – dichiara Cracco – va ben oltre l’essere loro testimonial o aver realizzato piccole ricette. E’ una vera e propria partnership a tutto campo che prevede nel corso del tempo lo sviluppo di nuovi progetti condivisi e uno studio approfondito su quanto già l’azienda fa”.

Lui sarà felice per aver fatto abbondante cassa così certo com’è che in Italia si può fare tutto e il contrario di tutto senza pagare alcun pegno. Le donnette lo desiderano, tutte eccitate e con il “raviolo aperto”, gli ominidi lo invidiano per la fama, il ciuffo e lo sguardo da bel maledetto. Quelli come me; protetti dal WWF e condannati da  irreversibile processo di estinzione, non lo sopportano ma neppure lo odiano, anche perché sono “buonisti”. Mentre San Carlo; quello vero, Borromeo e milanese, lo benedirà certamente. Magari con una bella e dorata cotoletta con contorno di chipsters. La campagna si sviluppa su tutti i media e non lascia fuori neppure i social. Così San Paolo Cracco é promosso a protettore delle patatine fritte. Ed è con viva e vibrante soddisfazione che rilevo il successo della crozziana filosofia firmata dal Senatore Razzi: “Ma fatti i cazz.. tuoi… Fatti un madeinitaly tuo e pum pum pum, arriva la grana. Altro che expo 2015. A questo punto potrebbe anche rinunciare alle stelle o chi gliele ha assegnate potrebbe anche contestargliele. Anche solo per coerenza culinaria.

A domanda risponde: faccio il testimonial delle patatine perché mi chiamo Carlo

La coppia Cracco Barbieri è stata protagonista del salone, accolti con una standing ovation dai numerosissimi giovani che affollavano l’auditorium del Lingotto. Entrambi presentavano i loro libri  e le prossime apparizioni televisive.
Mediaticamente perfetti: ironici, intelligenti e sempre pronti a farsi da spalla con battute e siparietti. Due fantastici performer del circo mediatico che hanno affascinato la platea e conquistato la simpatia dei loro numerosi adepti.

Io me ne stavo buono buono nella prima fila dedicata alla stampa; accerchiato da Rai e Rizzoli e aspettavo l’occasione di fare la mia domanda; anche per dare una risposta ai lettori del mio blog.

Carlo Cracco, certamente il più pungente dei due, inizia con una polemica sull’ EXPO, dichiarando che dopo sei mesi di fatiche e investimenti tutto tornerà come prima; dopodichè, quale studioso di storia  della gastronomia ci racconta la storia del pan di spagna, inventato da un pasticciere Genovese per il Re di Spagna e che noi italiani, poco avvezzi a promuovere il nostro, abbiamo chiamato pan di spagna, mentre i francesi lo chiamano, più correttamente Genoise (genovese). Come non essere d’accordo con il Carlo difensore della nostra grande tradizione gastronomica, troppo spesso ridotta a pizza, spaghetti e rigatoni.
Quando poi Barbieri gli propone di aprire un ristorante insieme e propone Formentera come sede, il gran Carlo gli chiede: “perchè a Formentera e non in Sardegna, in Sicilia, o in Puglia?” ed ecco scrosciare un altro fragoroso e giustissimo applauso. E intanto si parla del mestiere dello chef; sia in televisione che in cucina e all’affermazione di Barbara Sgarzi, moderatrice dell’incontro che il mestiere di chef è più duro in cucina che in televisione, Barbieri ha sottolineato che anche in Tv la fatica e la tensione per oltre dodici ore, tra preparazione e registrazione non è per nulla uno scherzo. Cracco Annuisce e aggiunge: “Comunque oggi il lavoro in cucina non è più faticoso come una volta, anche grazie all’aria condizionata… l’unica cosa faticosa è sopportare lo chef”. Capisco la volontà di incentivare i giovani per un lavoro davvero bello e gratificante. Capisco anche che i tempi sono cambiati e la brigata di cucina non è più quella di una volta con lo chef “generale”, seduto sul trespolo alto munito di coltelli d’ordinanza a disposizione e una cucina che, per moderna che sia, continua a dispensare  calore continuo dalla pancia alle gambe con effetti talvolta devastanti, malgrado il vantaggio dell’aria condizionata.
A questo punto il duo Masterchef continua a prendersi a battute e diverte il pubblico con frizzi e lazzi di buona qualità  avviando la presentazione verso il finale. Poco prima dei saluti e i ringraziamenti di rito, mi alzo dalla mia posizione privilegiata e chiedo di fare una domanda. A questo punto sia La Sgarzi che la responsabile Rizzoli che mi siede accanto negano decisamente questa richiesta: “scusate; ma non è prevista la possibilità di fare domande”. A questo punto il Gran Carlo; cavaliere senza macchia e senza paura dichiara: “Lasciamo fare una sola domanda”  e mi chiede: “lei se la sente di rappresentare tutti i presenti nell’auditorium?” Io, con la modestia che mi contraddistingue dico di no, ma poi mi correggo rapidamente e con un coraggio che non mi conoscevo rispondo: “Si va bene; me la sento”. Ed ecco l’autorizzazione a porre la mia domanda: “Caro Cracco; ho apprezzato molto il taglio che hai dato alla tua presentazione. Contestando l’EXPO e il tuo collega sulla scelta del ristorante ti sei dato una forte connotazione etica. Così come facendo la storia del pan di spagna “Genoise”, ci hai dato una lezione di storia e cultura della gastronomia. Un contributo per valorizzare la nostra cultura del gusto. Detto questo per cui ti ringrazio; ma come si sposano  i valori etici e quelli della cultura del gusto con le patatine SanCarlo?”

Anche su questa domanda l’applauso è stato lungo e scrosciante e il mitico Cracco ha risposto con la leggerezza di una libellula: “si sposano benissimo; perchè io mi chiamo Carlo”…Primo dribbling. “Io sono solo il testimonial. La SanCarlo aveva bisogno di essere sdoganata come prodotto di qualità e io ho deciso di aiutarli in questo compito”… Secondo dribbling.
Al che mi viene naturale ribattere: “Ma tu non sei un attore. Sei una bandiera del made in Italy nella gastronomia”. La mia replica non arriva amplificata perchè qualcuno mi strappa il microfono, il sipario virtuale si chiude e Carlo Cracco mi dice fuori onda che è disponibile a incontrarmi quando voglio. Io lo spero, ma ne dubito molto.

Nel caso; se me ne desse l’occasione, farei presente che tra lui e Rocco Siffredi dovrebbe potersi marcare una certa differenza; Così come tra Cracco e Banderas e anche tra Cracco e Pappagone (De Filippo) testimonial dell’olio Dante negli anni sessanta. E’ vero che anche Gualtiero Marchesi nel 2011 pubblicizzò i panini di MCItaly e strinse la mano a Ronald McDonald ma il peggio non giustifica l’ancora peggio; almeno secondo me.
E’ come se Balotelli facesse il testimonial per l’apartheid, Gandhi il testimonial per la guerra e il Panda il testimonial per l’Ilva. Vedete voi. A me non sembra la stessa cosa.